Santo del giorno
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Pentecoste, Trento Longaretti, vetrata istoriata, 1996 Altare maggiore, abside, vetrate Abside, vetrate SS Trinita, Sergio Favotto, affresco su tela, mag 2008
  • 2020-09-24 - Vangelo di Giovedì
    Qo 1, 2-11; Sal 89; Lc 9, 7-9. ||| In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l'ho fatto decapitare […]
  • 2020-09-24 - Commento di Giovedì
    Chi è dunque costui? ||| Chi era Gesù per Erode? Il rimorso gli rode ancora la coscienza: aveva fatto uccidere Giovanni Battista. Era ben conscio che era stato perpetrato un turpe omicidio. La sua volontà è stata abilmente raggirata da Salòme ed Erodìade, la cui gelosia ha fatto scatenare la follìa omicida per zittire un […]

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UN APPUNTAMENTO CHE DOBBIAMO ACCETTARE

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VITA DI COMUNITA
n. 1866 – 26 aprile 2020 – 
Lc 24,13-35

Domenica scorsa l’Evangelista Luca ci ha fatto incontrare Tommaso che non aveva creduto all’annuncio dei suoi amici che avevano visto Gesù Risorto. Oggi, invece, ci parla di Cleopa e dell’amico che non credono alla testimonianza di “alcune donne, delle nostre…”.

Questi due discepoli stavano percorrendo la strada che da Gerusalemme portava a Emmaus ed erano amareggiati e scoraggiati. Erano ancora sotto choc per gli avvenimenti drammatici culminati con la morte di Cristo in croce ed erano talmente chiusi nel loro dolore da non accorgersi neppure che Gesù li accompagnava nel loro cammino.

Anzi, si erano sentiti quasi offesi dallo sconosciuto ospite, il quale sembrava non condividere a sufficienza la loro sofferenza. Gesù li aveva ascoltati parlare della sua crocifissione, avevano parlato di ciò che avevano dentro il proprio cuore, e della loro speranza andata in frantumi: “noi speravamo… con tutto ciò son passati tre giorni…”. Tre giorni gli erano sembrati un’eternità. Ecco la lunghezza della loro speranza e la consistenza della loro fede!

Questi due discepoli ci assomigliano. Anche noi abbiamo, come loro bisogno di vedere subito riconosciute, applaudite le nostre idee. Non riusciamo, come dicono gli arabi, a “morire di pazienza”. La nostra speranza ha il fiato corto e una speranza con il fiato corto è calcolo umano, meschina contabilità burocratica. Non siamo capaci di vedere “oltre”. Oltre l’ostacolo, oltre l’insuccesso immediato, oltre l’incomprensione, oltre il rifiuto, oltre la confusione.

Vediamo, ora, come fa Gesù a scuotere questi discepoli assonnati e stanchi. Gesù non si mette subito a spiegare, ma quando prende la parola, parla al loro cuore, non solo alla loro intelligenza. E quello che dice ha un effetto sorprendente: nei loro cuori torna ad ardere la speranza. Lui li conduce lungo le Scritture e un po’ alla volta, loro comprendono che ciò che è successo, era un gesto d’amore, in un disegno d’amore.

Ed è a tavola che lo riconoscono, quando “prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro”. I loro occhi si aprirono e diedero un nome a quello che era accaduto lungo la via: quel viandante era Gesù, il Crocifisso Risorto, il Signore della vita. E sicuramente è stata questa gioia che diede loro la forza di tornare indietro per annunciare che il Signore era davvero Risorto.

Allora, quale il messaggio?

Il Risorto continua a darci appuntamento, di Domenica in Domenica, lungo la via della nostra esistenza, per ascoltarci, per parlarci, per leggere con noi le Scritture, per ravvivare in noi quel fuoco che rischia di spegnersi, per darci la speranza, per donarci il suo pane. Ci chiede di diventare protagonisti della nostra vita e di tenere lo sguardo e il cuore pronti, pronti a capire. Questo appuntamento è da accettare, solo così la nostra vita sarà piena di luce e di gioia.