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DOBBIAMO FARE ATTENZIONE AI FALSI PASTORI

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VITA DI COMUNITA
n. 1867 – 3 maggio 2020 – 
Gv 10,1-10

Nel Vangelo di oggi, Gesù presenta se stesso e la Chiesa con parole semplici ed immagini di vita agreste. Presenta se stesso come pastore, i suoi discepoli come gregge, la Chiesa come ovile. Si attribuisce, anzi, il titolo di Buon Pastore che vuole dare la vita per le sue pecore: “e le pecore ascoltano la sua voce…”.

Occorre ricostruire la scena per capire il rapporto che intercorreva tra pecore e pastore, collocandola nell’ambiente palestinese di quel tempo, dove diversi greggi appartenenti a svariati padroni, venivano alloggiati in un solo recinto. Al mattino i vari pastori si presentavano e ciascuno chiamava le proprie pecore che uscivano e lo seguivano. Le pecore rispondevano unicamente alla voce del proprio padrone. Era la “voce” che permetteva di distinguere il pastore dagli estranei. La voce non tradiva, quel timbro, quel tono, il nome pronunciato in quella maniera facevano scoccare la scintilla del “riconoscimento”.

Oggi, il Vangelo, ci ricorda proprio questo: “essere conosciuti” e “riconoscere” sta alla base del cristianesimo. Proviamo ora a riflettere: chi o che cosa è pastore della nostra vita? Chi la conduce e dove ci conduce? Ci verrebbe da rispondere: “io non ho pastori, me la cavo da solo, sono libero e adulto”.

Ma “pastori” possono essere: la nostra carriera professionale, la vanità, le ambizioni, le pretese di potere, i calcoli opportunistici, il giudizio degli altri, i nostri sentimenti. Se guardiamo bene, forse scopriamo che dietro ogni nostra azione esiste qualcosa o qualcuno che ci ispira. Troppo spesso però, nella società d’oggi, non riusciamo più a distinguere i falsi profeti, sentiamo solo le voci suadenti di chi la felicità la vende, e di chi chiede adesione a un sogno improbabile. E intanto noi continuiamo a seminare egoismo e a raccogliere disperazione senza accorgerci che andando per questa strada saremo condannati a restare soli.

La ricerca di Dio deve partire dal cuore dell’uomo e per ricominciare non è necessario saperne di più, ma sentire di più. La vita non può fare a meno di noi e non possiamo farci sostituire. Per quello che facciamo potremmo anche essere inutili, ma per ciò che siamo, o che siamo chiamati ad essere, noi siamo indispensabili. E quando la voce del Buon Pastore ci interpella, la risposta a quella voce la dobbiamo dare lungo la strada della nostra vita.

Allora, quale il messaggio?

Il Buon Pastore è solo Gesù. Lui è altruismo infinito, amore umile, paziente e ci conosce per nome. Oggi, ci invita a fare attenzione ai falsi pastori, ci chiede di ascoltare la Sua voce per poterlo seguire nel cammino della nostra vita. E questo rapporto potrà darci la forza e la speranza necessaria affinché la nostra esistenza abbia un senso.

 

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