Santo del giorno
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Navata centrale, altare, abside Chiesa - organo 4 Abside, vetrate
  • 2020-06-04 - Vangelo di Giovedì
    2 Tm 2, 8-15; Sal 24; Mc 12, 28-34. ||| In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore […]
  • 2020-06-04 - Commento di Giovedì
    Ascolta! ||| La ricerca dell’essenziale, quando un groviglio di leggi e di leggine ci opprimono e ci confondono, è un desiderio autentico di tutti. Ringraziamo lo scriba, che rivolgendosi a Gesù, gli chiede qual è il primo dei comandamenti. Gesù, in ordine e in successione, traccia una gerarchia di valori essenziali per l’uomo ed indica […]

DOBBIAMO RECUPERARE IL NOSTRO ESSERE CRISTIANI

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VITA DI COMUNITA – PENTECOSTE
n. 1871 – 31 maggio 2020 – Gv 20,19-23

Oggi la liturgia celebra la festa della Pentecoste che ha come protagonista lo Spirito Santo. Era il giorno della Pentecoste quando Gesù, entrato nel Cenacolo, dopo aver salutato i suoi con “Pace a voi!”, alitò su di loro e subito “furono tutti pieni di Spirito Santo”.

Da quel momento essi trovarono il coraggio di uscire, di affrontare il mondo e si sentirono pronti nell’annuncio della verità. Nasceva, così, la Chiesa e aveva inizio la sua missione. E’ nata la Chiesa della chiarezza, della semplicità, del servizio, alla quale Gesù ha dato un compito, quello di uscire e di andare nel mondo: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” e cioè “manda noi”… noi cristiani.

Lo Spirito Santo è l’ultimo dono di Gesù agli Apostoli, nominato da Lui con rispetto e con titoli straordinari: Vivificatore, Consolatore. E’ la presenza e l’espressione della tenerezza di Dio verso le sue creature. Quando noi lo riceviamo nei Sacramenti, in particolare nel Battesimo e nella Cresima, Lui ci aiuta a vivere da figli la nostra vita, a comprendere il vero senso delle cose, a ricercarne la verità e a fare scelte che ci porteranno a realizzare il progetto di Dio.

Lo Spirito Santo da’ ad ogni cristiano l’ispirazione, l’efficacia, la potenza, una genialità che gli è propria e ciascuno deve essere fedele al proprio dono, al proprio fuoco e venerare i propri talenti. Se Cristo ha riunificato l’umanità, lo Spirito ha diversificato le persone.

Il cristiano, di oggi, che è un uomo distratto, disincantato, indifferente a tutto, deve chiedere aiuto allo Spirito se vuole avere la forza di vivere e testimoniare la Parola di Dio. Deve imparare a recuperare la dimensione “pentecostale”, non può più rimanere innocuo e la sua vita deve diventare impegno e testimonianza. Non può più scegliere sempre soluzioni di facilità e di compromessi. La vita non deve essere addolcita, imborghesita, facilitata, altrimenti, si rischia di non aver niente da dire a nessuno.

Lo Spirito Santo, se invocato, farà nascere in noi la forza della pace, rinforzerà la nostra speranza, ci aiuterà ad avere più fede e più coraggio, perché Dio parla con le nostre parole, piange le nostre lacrime e ci sorride come nessuno. Il Santo Curato d’Ars diceva: “Quando ci vengono pensieri buoni è lo Spirito Santo che ci visita”.

Allora, quale il messaggio?

La Pentecoste è una condizione di vita della Chiesa fino al ritorno di Gesù.  Il nostro impegno, allora, deve essere quello di raccontare Dio nella lingua dell’uomo. Raccontare la sua Parola con le parole più belle e più care che abbiamo nel cuore, con i nostri gesti e con i comportamenti, altrimenti il Vangelo diventerà un libro di sacrestia. Se vogliamo, siamo ancora in tempo a recuperare il nostro essere cristiani!

 


PENTECOSTE

“La pace sia con voi. Come il Padre ha mandato me, così io mando voi.
Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati.”

 

 

IL TUTTO COMINCIA DA QUAGGIU

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VITA DI COMUNITA
ASCENSIONE DEL SIGNORE
n. 1870 – 24 maggio 2020 – Mt 28,16-20

La Chiesa celebra, oggi, la solennità dell’Ascensione del Signore. Ascensione che non è la partenza di Cristo, ma la Sua presenza diversa nel mondo. Cristo è Dio-con-noi per sempre. E con l’Ascensione inizia la missione degli Apostoli, inizia il tempo della Chiesa.

I giorni dopo la Pasqua, furono certamente per gli Apostoli, giorni straordinari, fatti di domande a Gesù e di chiarimenti sul compito che stava per dare alla Chiesa. Prima di ascendere al cielo, Gesù ha lasciato agli Apostoli un compito: “….Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. “Andate…” che vuol dire: non state a guardare il cielo, ma cercate di allacciare un collegamento tra il cielo e la terra. Il Signore non lo troviamo tra le nuvole ma dobbiamo cercare di scorgerlo nei suoi infiniti travestimenti.

Il compito che Gesù ha dato, definisce lo scopo della nostra vita, indica la nostra missione. Lui ci incarica di parlare a nome di Dio, anche se spesso siamo costretti a riconoscere con onestà di non possedere le risposte a tutte le domande, le soluzioni a tutti i problemi e che le nostre parole sono semplici balbettamenti rispetto alla grandezza del messaggio.  Niente di deciso in partenza, ma un cammino da inventare ogni giorno, tra incertezze e imprevisti che obbligano a rivedere costantemente le nostre posizioni.

Ad avere la consapevolezza dei pericoli che ci minacciano, di non cadere in tentazione specie quando la vita diventa dura e ingrata. E di avere il coraggio di ammettere la nostra miseria, per avere la possibilità di sperimentare in maniera discreta, ma reale, la forza che viene dallo Spirito e la grandezza di Dio che è pari alla Sua bontà.

Dio ha per ognuno di noi, un disegno di bontà. Lui ci vuole testimoni credibili di Cristo secondo le nostre esperienze di vita ed è nei nostri gesti quotidiani che possiamo far presente Gesù risorto. Come? Per esempio vedendo la generosità di un educatore, la costanza e la tenerezza di una catechista, la presenza discreta accanto al letto di un ammalato…, senza dimenticare che il nostro destino è orientato verso un destino più grande, che va oltre, che ci attende, come un “già e non ancora”.

Allora, quale il messaggio?

Noi abbiamo ricevuto da Dio una vocazione da vivere con umiltà, pazienza e con fedeltà. Tutto non finisce quaggiù, ma solo comincia. Ed è solo vivendo la fedeltà alla nostra vocazione, che noi possiamo diventare testimoni di Cristo con le prove che vivremo e con lo stimolo a guardare lontano, al di là di questi giorni, al di là di questa vita. La pienezza ci verrà data dopo, sempre se continueremo a camminare nella stessa direzione che ha camminato Cristo.


ASCENSIONE DEL SIGNORE 

 

 

LA TESTIMONIANZA E’ IL SENSO DELLA NOSTRA PRESENZA CRISTIANA

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VITA DI COMUNITA
n. 1869 – 17 maggio 2020 – 
Gv 14,15-21

Il Vangelo di oggi ci riporta al “Discorso d’addio” che Gesù rivolse ai suoi apostoli nel Cenacolo. Per loro aveva trovato parole affettuose, di conforto: “Non vi lascerò orfani…” gli disse, ma gli chiese anche un impegno morale: “Se mi amate, osservate i miei comandamenti…”.

Ed è ciò che chiede anche a noi oggi. Ma per comprendere la Sua espressione dobbiamo, innanzitutto, spiegare il termine “comandamenti”. I comandamenti non sono un “qualcosa” per il cristiano, in rapporto ai suoi gusti, alle sue comodità, alle sue preferenze, ma non sono neanche delle imposizioni che ci riducono a esecutori più o meno consenzienti, al di là di come suona il termine.

Gesù non ci obbliga a portare pesi e sottostare a un giogo opprimente, ma ci invita a inserirci in una comunione di vita: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama”. Sono una Parola di saggezza, che mostra la vanità e la leggerezza dei calcoli e degli egoismi umani. Sono una Parola di luce che riesce ad illuminare le complicate vicende della nostra esistenza. Sono una Parola che noi possiamo accogliere o rifiutare, non esiste una terza via in cui si elimina il sacrificio e la fatica per dare consistenza alla nostra vita. Sono una Parola d’amore che può essere intesa solo da chi prova amore per Gesù.

Sono queste le Parole che ci indicano la strada da percorrere e la testimonianza è il senso delle nostra presenza cristiana che Gesù ci chiede. Il cristiano deve portare in sé quella speranza fondata sulla promessa di Cristo: “Io vivo, e voi vivrete”, di quel Dio che ci ama e ci salva. E’ come se Gesù ci dicesse: amatevi e seguirete la mia strada. Amatevi e vi considererò affidabili. Amatevi e io metterò tutto il resto. Amatevi come fratelli e non sarete senza padre e senza madre (“non vi lascerò orfani”).

Certamente è un Maestro esigente e vuole che noi impariamo ad amare bene. Detto in un altro modo: se non siamo capaci di dare, ci dimostreremo incapaci di ricevere. Dobbiamo, insomma, cominciare a presentare delle prove, non un alibi.

Allora, quale il messaggio?

L’unico comandamento che Gesù ci ha dato è amare e lasciarci amare, accoglie e accoglierci.  Si può “comandare” di amare?  No, perché l’amore è un gesto libero. Prendiamo, allora, la Parola di Gesù come una bussola per la nostra vita e fidiamoci di Lui, potremmo diventare segno e testimonianza per chi ci sta intorno. Il mondo ha bisogno di testimoni e di discepoli. Vogliamo esserci?


SPIRITO DI VERITA CONSOLATORE 

“Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre,
lo Spirito di Verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce.
Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.”

 

 

LA GARANZIA DELLA NOSTRA VITA FUTURA E’ GESU

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VITA DI COMUNITA
n. 1868 – 10 maggio 2020 – 
Gv 14,1-12

L’evangelista Giovanni ci parla, oggi, del discorso di Gesù dove spiega ai suoi apostoli che dopo la Sua morte e risurrezione tornerà alla casa del Padre. Li invita alla fiducia e alla speranza dicendo: “Non sia turbato il vostro cuore, Io vado a prepararvi un posto; tornerò e vi porterò con me perché siate anche voi dove sono io”.

Ma Gesù che conosceva bene gli entusiasmi e le fragilità dei suoi offre loro un “testamento” colmo di amore, in cui rivela la Sua identità, il senso della Sua missione e svela il mistero della persona: “Io sono la via, la verità e la vita”.

Proviamo, ora, a capire che cosa intendeva dire Gesù ai suoi apostoli e a noi oggi, con queste tre affermazioni. Affermazioni che non sono state comprese subito dai suoi apostoli.  Solo più tardi capiranno che Lui è la via che conduce a Dio. Gli apostoli capiranno che la strada da ripercorrere è la vita di Cristo: compiendo i suoi gesti, preferendo coloro che Lui preferiva, rinnovando le sue scelte e non trascurando i più deboli nella comunità. Capiranno che Gesù è la verità e cioè lo svelamento del volto di Dio e del volto dell’uomo.

La verità non come una definizione o un’idea, ma una persona. Gesù è la verità fatta di tenerezza, di amore verso l’uomo, di parole che sanno scheggiare la corazza dura del nostro cuore. Capiranno poi che Gesù è la vita, la cosa più grande e più seria che Dio ha proposto: la Sua stessa vita, la vita eterna. La via e la verità offerte da Gesù all’uomo che se accettate, lo condurranno alla pienezza di vita presso il Padre.

Dio stanco di essere frainteso, si è fatto uomo. E’ venuto fra noi, ha sudato e imparato, ha fatto festa e lutto, ha lavorato e gioito della famiglia e dell’affetto dei suoi.  Dio si è piegato sull’umanità ferita come un buon samaritano e come padre ha accettato le scelte dei suoi figli. Lui si commuove, ama l’amicizia, l’accoglienza. Dio ha scelto di donarsi fino in fondo ed è morto in croce per sigillare le parole “ti amo” rivolte a ciascuno di noi. E noi che da tanti anni siamo cristiani crediamo a questo Dio?

 

Allora, quale il messaggio?

La garanzia della nostra vita futura è Gesù, immagine del Padre, presso il quale dimora e dove ci ha preparato un posto. Alla nostra vita bisogna dare un senso ma perché ciò avvenga dobbiamo avere un po’ più di fede in Dio, dobbiamo avere un cuore libero, capace di maturare uno stile di vita e di camminare spediti dietro al Signore. Dobbiamo ascoltare la sua Parola e metterla in pratica.  Dobbiamo credere in Lui e vivere da salvati aiutandolo a costruire il Regno che è venuto ad inaugurare: un Regno di giustizia, di fratellanza, di pace, di amore, di luce.

 

DOBBIAMO FARE ATTENZIONE AI FALSI PASTORI

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VITA DI COMUNITA
n. 1867 – 3 maggio 2020 – 
Gv 10,1-10

Nel Vangelo di oggi, Gesù presenta se stesso e la Chiesa con parole semplici ed immagini di vita agreste. Presenta se stesso come pastore, i suoi discepoli come gregge, la Chiesa come ovile. Si attribuisce, anzi, il titolo di Buon Pastore che vuole dare la vita per le sue pecore: “e le pecore ascoltano la sua voce…”.

Occorre ricostruire la scena per capire il rapporto che intercorreva tra pecore e pastore, collocandola nell’ambiente palestinese di quel tempo, dove diversi greggi appartenenti a svariati padroni, venivano alloggiati in un solo recinto. Al mattino i vari pastori si presentavano e ciascuno chiamava le proprie pecore che uscivano e lo seguivano. Le pecore rispondevano unicamente alla voce del proprio padrone. Era la “voce” che permetteva di distinguere il pastore dagli estranei. La voce non tradiva, quel timbro, quel tono, il nome pronunciato in quella maniera facevano scoccare la scintilla del “riconoscimento”.

Oggi, il Vangelo, ci ricorda proprio questo: “essere conosciuti” e “riconoscere” sta alla base del cristianesimo. Proviamo ora a riflettere: chi o che cosa è pastore della nostra vita? Chi la conduce e dove ci conduce? Ci verrebbe da rispondere: “io non ho pastori, me la cavo da solo, sono libero e adulto”.

Ma “pastori” possono essere: la nostra carriera professionale, la vanità, le ambizioni, le pretese di potere, i calcoli opportunistici, il giudizio degli altri, i nostri sentimenti. Se guardiamo bene, forse scopriamo che dietro ogni nostra azione esiste qualcosa o qualcuno che ci ispira. Troppo spesso però, nella società d’oggi, non riusciamo più a distinguere i falsi profeti, sentiamo solo le voci suadenti di chi la felicità la vende, e di chi chiede adesione a un sogno improbabile. E intanto noi continuiamo a seminare egoismo e a raccogliere disperazione senza accorgerci che andando per questa strada saremo condannati a restare soli.

La ricerca di Dio deve partire dal cuore dell’uomo e per ricominciare non è necessario saperne di più, ma sentire di più. La vita non può fare a meno di noi e non possiamo farci sostituire. Per quello che facciamo potremmo anche essere inutili, ma per ciò che siamo, o che siamo chiamati ad essere, noi siamo indispensabili. E quando la voce del Buon Pastore ci interpella, la risposta a quella voce la dobbiamo dare lungo la strada della nostra vita.

Allora, quale il messaggio?

Il Buon Pastore è solo Gesù. Lui è altruismo infinito, amore umile, paziente e ci conosce per nome. Oggi, ci invita a fare attenzione ai falsi pastori, ci chiede di ascoltare la Sua voce per poterlo seguire nel cammino della nostra vita. E questo rapporto potrà darci la forza e la speranza necessaria affinché la nostra esistenza abbia un senso.